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Femminismo digitale: sorellanza, algoritmi e bias

Francesca Romana Cordella

La nostra cultura presenta delle lacune nel mondo reale e nella sua rappresentazione digitale, soprattutto in termini di parità di genere. A sostenerlo è Darya Majidi, imprenditrice e ricercatrice in intelligenza artificiale e speaker dell’evento Women for Impact, con cui abbiamo fatto un viaggio tra le sfide del femminismo digitale.

Specchio specchio delle mie brame ...

Il digitale è lo specchio della società. Basta osservare come si lavora con l’intelligenza artificiale, quali contenuti circolano in rete e soprattutto sui social media.

Si tratta di pregiudizi che colpiscono soprattutto le donne e che il femminismo digitale si propone di eliminare. Una visione distorta e limitata dell’essere donna rimane fortemente radicata nella società contemporanea, poiché sussiste ancora la lotta donne vs donne e non solo donne vs uomini.

Le donne che supportano altre donne e gli uomini supportano le donne si trovano solo in un mondo ideale.

La realtà si discosta, infatti, di molto da questo scenario. Sentimenti di solidarietà inoltre sono di frequente sconosciuti agli uomini e spesso estranei alle stesse donne.

Per liberare la società dai pregiudizi sulle donne bisogna cominciare dalle donne.

La sorellanza digitale

Non a caso si prova a parlare di sorellanza, intesa come valore da praticare e trasmettere di donna in donna. Significa supportarsi, creare alleanze, senza mettersi in competizione, per arrivare dove gli uomini impediscono all’altra metà del mondo di arrivare. Donne che fanno rete.

Darya Majidi parte proprio dalla rete parlando di Sorellanza digitaleperché le nuove tecnologie potrebbero supportare le donne nell’acquisire più velocemente i diritti universali.

Un nuovo mindset

Il femminismo digitale si propone dunque di creare una nuova alleanza prima tra donne e poi tra uomini e donne, per trasformare non solo il mondo online, ma anche quello offline, in un mondo migliore.

In questo scambio di “aiuto” tra i generi, è necessario sviluppare un mindset digitale etico che aiuti la società a svilupparsi al meglio, con un occhio di riguardo alla formazione personale e professionale delle generazioni future.

I pregiudizi dell'intelligenza artificiale sulle donne

E se i pregiudizi del reale si sovrappongono a quelli del digitale? Basta fare una ricerca su Google per capire che le donne vengono rappresentate in modo ancora sessista e non paritario.

Per dare voce alle donne bisogna partire dalla rappresentazione delle stesse anche sul web.

É necessario allenare correttamente l’intelligenza artificiale, partendo dai dati.

Bisogna fare attenzione a cosa diamo in pasto al motore di AI (artificial intelligence), perché l’intelligenza artificiale prende come punto di riferimento quello che vogliamo noi, di chi appunto la crea e imposta.

Se quindi l’AI impara delle cose distorte, crea di fatto delle regole con dei pregiudizi, o bias, che diventano amplificatori di giudizi e stereotipi già esistenti.

L’intelligenza artificiale può essere una meraviglia, ma bisogna allenare i sistemi con dati puliti, completi, etici, che comprendono la diversità.

Un uso più intensivo e consapevole del digitale

Il femminismo digitale si pone la sfida di scardinare pregiudizi umani e artificiali verso le donne proprio grazie alle nuove tecnologie.

Ma se le donne hanno competenze digitali insufficienti e di gran lunga inferiori agli uomini, com’è possibile raggiungere questo importante obiettivo?

Il nostro Paese ha infatti bisogno di azioni di Reskilling digitale, per far fronte al disequilibrio che esiste tra domanda e offerta nel mondo del lavoro relativamente alle competenze digitali.

In questo scenario, le donne non possono mancare e devono essere consapevoli del cambiamento per diventarne parte attiva. La loro presenza va pertanto amplificata anche grazie ai dati che immettiamo nella rete.

Quello che serve per cambiare il mondo: cuore, competenze, coraggio

Riassumendo possiamo dire che il cambiamento è possibile solo se parte innanzitutto dalle donne.

Le donne italiane hanno riservato il cuore alla famiglia, ma bisogna dire loro che lavorare è divertente.

Nonostante abbiano spesso più competenze dei colleghi maschi, a circa il 75% delle donne manca l’autostima. Questa mancanza va ad intaccare il coraggio, che negli uomini viene riconosciuto come essere scontato, mentre in realtà va semplicemente allenato.

Dall'individuo alla società: cultura, comunità, consapevolezza

Bisogna lavorare sulla cultura e smantellare pratiche sbagliate perpetuate dalle stesse donne e riconoscere che è la comunità, l’unione della forze di persone che lavorano e progrediscono insieme, a cambiare le cose.

Bisogna puntare poi sulla consapevolezza. Le donne devono rafforzare la consapevolezza del proprio potenziale, gli uomini devono riconoscere che le donne hanno difficoltà che loro non hanno.

Il femminismo digitale sfida la paura

Basta prendere la metafora dell’ascensore.

Se si prende un ascensore, non appena si apre, un uomo vi entra. Una donna guarda prima chi c’è nell’ascensore, e se vi trova una persona che non le piace o la insospettisce, non lo prende.

Molte donne evitano delle situazioni a priori perché hanno paura.

Bisogna invece avere coraggio e consapevolezza delle proprie competenze, per cambiare con la testa e con il cuore la nostra società, la nostra cultura, creando così un nuovo senso di comunità, per gli uomini e le donne di oggi e di domani.

Francesca Romana Cordella

Comunicazione e marketing digitale

Sono Francesca Romana. Mi sono formata in Italia e in Germania, pugliese di nascita e viennese d'azione. Lavoro con le parole passando dall'analogico della stilografica alla tastiera del digitale.
Scrivo, degusto, viaggio ergo sum.

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