Continuous Innovation

La tecnologia è una materia “umanistica”

Anna Maria Bagnasco

Avete mai indagato sul significato della parola tecnologia? Ecco, per affrontare una tematica così ampia e capire come si relaziona con l’uomo, è sempre bene partire dalle basi in modo da riuscire a centrare correttamente il dibattito.

È quello che abbiamo fatto con Massimo Temporelli, fisico, professore di antropologia, scrittore e divulgatore scientifico che ha fatto della tecnologia il suo cavallo di battaglia, soprattutto nella pubblicazione del suo ultimo libro “Noi siamo tecnologia”. 

Viviamo in un mondo artificiale

Possiamo definire la tecnologia come un discorso riguardante tutti gli oggetti che noi utilizziamo e l’influenza che essi hanno sui nostri comportamenti. Un errore comune è pensare che questo confronto interessi solo la recente tecnologia, quindi digitale e robotica, quando in realtà si tratta di interrogarsi su tutto ciò che ci circonda che non sia di derivazione naturale.

Bisogna davvero soffermarsi un momento a osservare e pensare: “quanta natura vediamo intorno a noi? Quanto invece è frutto della cultura o dell’attività dell’uomo?”.

La tecnologia è “umanistica”

Da queste domande emerge la visione fondamentale di simbiosi uomo-tecnologia che contrasta quella dicotomia tra il nostro voler essere naturali e vivere in un mondo artificiale. Infatti, noi siamo essere tecnologici, nel bene e nel male, evolviamo insieme agli strumenti che creiamo, li usiamo per curarci, li adottiamo per comunicare, li sfruttiamo per semplificare ogni tipo di nostro gesto quotidiano.

Questo ci porta a definire la tecnologia una scienza “umanistica”, perché riguarda tutti gli esseri umani e richiede per il suo sviluppo non solo tecnici, ma personalità capaci, attraverso una straordinaria apertura mentale, di cambiare il mondo.

I nuovi Leonardo da Vinci

Quando parliamo di persone in grado di cambiare il mondo, subito ci tornano alla mente nomi più o meno noti, uno su tutti Leonardo da Vinci. 

Può sembrare impossibile accostarsi a queste menti, soprattutto perché oggi la tecnologia conta numerose discipline complesse e sofisticate rendendo difficile essere preparati ad ampio raggio. In realtà è l’approccio che ci deve essere di ispirazione, il modo di considerare tutti i saperi a pari livello e strettamente legati tra loro.

Cercare, appunto, quella forma di apertura che ha contraddistinto le grandi menti della storia recente e passata e unirla a coraggio e caparbietà. 

L’innovazione parte dalla tecnologia

Proprio attraverso menti duttili e poliedriche, ostinate e audaci passa l’innovazione, che non è solo tecnologica in senso stretto, ma riguarda sempre noi e tutto ciò che di artificiale ci circonda. 

La tecnologia mette in evidenza l’istinto evolutivo dell’uomo che deve essere costantemente sfamato, sostenuto. Non dobbiamo aver paura di esagerare, perché manifestazione del cambiamento è proporre un’idea o un progetto non comprensibile alle generazioni precedenti, in caso contrario il motore umano è fermo, non c’è novità, evoluzione.

Qualsiasi innovazione tecnologica può essere pericolosa: il fuoco lo è stato fin dal principio, e il linguaggio ancor di più; si può dire che entrambi siano ancora pericolosi al giorno d'oggi, ma nessun uomo potrebbe dirsi tale senza il fuoco e senza la parola
Isaac Asimov

L’umanità deve essere sempre più illuminata con la consapevolezza che un mondo perennemente in crisi non corrisponde a un mondo immobile, ma piuttosto a un mondo spinto al cambiamento e alla ricostruzione.

L’homo sapiens ha un cervello fatto per risolvere crisi, problemi ed è proprio questo senso che dobbiamo tutti risvegliare.

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