State of Marketing

La trasformazione digitale fa paura?

Anna Maria Bagnasco

La trasformazione digitale nelle aziende italiane viene sempre più avvertita, come necessaria ma allo stesso tempo non è chiaro come realizzarla.

Quali sono le perplessità ancora diffuse riguardanti la trasformazione digitale? Quali sono gli obiettivi che si pongono le aziende? E come si può avere una trasformazione digitale costruttiva e vantaggiosa per tutti?

Trovare la risposta migliore a queste e altre simili domande è il lavoro di Christian Oliver Harris, Digital Transformation Executive in Accenture Interactive, che ci ha permesso di capire quale futuro si intravede per l’Italia in termini di trasformazione digitale.

Paura di esporsi

A conseguenza probabilmente delle difficoltà economiche, in Italia c’è una certa riluttanza o talvolta una reale impossibilità a investire e a esporre la propria organizzazione a una trasformazione digitale.

Impegnarsi in questo senso significa non solo introdurre nuove tecnologie, ma comporta un vero e proprio change management,ossia:

  • Trasformare il mindset delle persone,
  • Rivedere gli spazi dell’azienda,
  •  Riprogrammare il modo di lavorare,
  • Passare a una produzione digitalizzata o automatizzata,
  • Sviluppare nuovi servizi di relazione con il consumatore.

Il problema dell'approccio inconsapevole

Nel tentativo delle imprese di innovare, capita spesso che si crei un divario tra domanda e reale bisogno.

Molte realtà si avvicinano alla trasformazione digitale con il solo traguardo di aumentare le vendite nel più breve tempo possibile, o con l’idea di potersi fermare a un primo livello di rinnovamento.

Si tratta di workshop o di una pianificazione pensati per reimpostare il marketing e per illustrare il percorso di cambiamento necessario. Senza però raggiungere lo stadio dell’operazione concreta, queste iniziative restano solo un tentativo poco calibrato e sterile.

Una visione divergente di cambiamento

Nel caso delle grandi aziende, un altro ostacolo è la divisione dei reparti se non addirittura il frazionamento in sedi localizzate in diversi paesi.

Ne risulta un’immagine frammentata del brand, un possibile disallineamento in termini di vision, fino ad arrivare a una parte operativa di trasformazione digitale poco stabile e funzionale.

Ad esempio, le multinazionali necessitano di contenuti digitali ottimizzabili con linee guida comuni per le varie sedi, ma allo stesso tempo adatti alle diverse necessità di mercato. Tutto questo deve avvenire in tempo reale per dare all’utente informazioni aggiornate e utili e ottenere un alto numero di visualizzazioni, like o repost.

Se tutti questi contenuti sono gestiti da partners diversi, viene a mancare proprio quell’aspetto di uniformità che rende il brand più coerente e stabile.

In quanto tempo si realizza la trasformazione digitale?

Tra i fattori incidenti non deve essere trascurato l’elemento tempo.

La durata della conversione digitale dipende molto, come già sottolineato, dagli obiettivi che si pone l’impresa e dalla sua apertura a una così importante evoluzione.

È utile pensare alla trasformazione come a una maratona in più tappe piuttosto che a una corsa di velocità, anche perché lo sviluppo tecnologico è ancora oggi in forte crescita e il mondo digitale in continua ascesa. Ciò che può essere utile a un’organizzazione oggi può essere totalmente sorpassato tra un anno, pertanto serve lungimiranza e flessibilità.

Basta solo ragionare un po' di più

Cosa possono fare allora le aziende per ottenere un cambiamento duraturo e redditizio? Oltre che sulla lettura dei KPI, dovranno puntare su molti altri aspetti, quali:

Il tema della trasformazione digitale si presenta estremamente complesso e invita a una riflessione a lungo termine su tutti i processi aziendali.

Si va sempre più delineando un panorama in cui le imprese che non rispettano alcuni cambiamenti sono destinate a rimanere indietro e a perdere il contatto con un consumatore che a sua volta è ogni giorno più connesso al digitale.

Inserisci un commento