Employability

Lo scenario lavorativo post pandemia

Giulia D'Innocenti

Il 2020, per forza di cose, ha diffuso nuove modalità di lavoro, ma siamo davvero arrivati ad un radicale cambio di scenario lavorativo?

Lo stato attuale

Alcune aziende, già da anni e a prescindere dall’emergenza, attuano modalità innovative scisse, per esempio, dall’orario di lavoro.

Ma non tutte le realtà sono già a questo livello di flessibilità.
Anzi molti più che lo smart working sono riusciti ad attuare un remote working, non sempre con ottimi risultati.

Infatti se anche ci siamo resi conto che lavorare a distanza è possibile, non tutti i contesti hanno messo al centro l’autonomia del lavoratore.

Cosa blocca il cambiamento

passi da fare per strutturare e praticare uno smart working che sia tale sono ancora molti.

C’è bisogno di mettere al centro la flessibilità lavorativa e anche ripensare la giornata di lavoro.
Perché se un dipendente può avere la possibilità di svolgere il lavoro quando preferisce, ha ancora senso ragionare in termini di orario di lavoro?

E’ proprio questo lo scarto di pensiero necessario: passare da “sto vendendo” il mio tempo al ti offro la mia prestazione.
Quindi valutare il lavoro non in termini di ore impiegate per svolgerlo, ma in quanto ad obiettivi raggiunti.

Inoltre il cambiamento non è solo culturale, anche gli strumenti sono da innovare.
In Italia infatti la struttura paga, le leggi, le negoziazioni, le assunzioni e le motivazioni di licenziamento si basano sull’orario lavorativo.

I passi da fare

Non siamo di fronte ad un nuovo scenario lavorativo, o almeno non ancora.

Abbiamo bisogno di valorizzare le performance e di regolamentare lo smart working.
Potrebbe avere senso definire un monte ore massimo o delle fasce orarie di connessione obbligatoria, più che pensare alla giornata di lavoro standard.

Questo per limitare due problemi opposti, che hanno origine dalla mancanza di legislazione: il fake working e il burnout.

Fenomeni che potrebbero essere limitati con una contrattazione collettiva e con una cultura manageriale che coinvolga e motivi senza bisogno di un rigido controllo.

Sì ma nella pratica?

Per arrivare ad un nuovo scenario lavorativo bisogna prima di tutto considerare lo smart working come punto di arrivo e non di partenza.

C’è da ripensare le strutture organizzative e creare dei sistemi basati sul raggiungimento degli obiettivi.

In breve: bisogna ridisegnare i processi aziendali, a partire dalle funzioni manageriali e poi a scalare.

Giulia D'Innocenti

Content Creator

Il mio percorso professionale mi ha portato a spaziare dalla psicologia all’ambito della comunicazione e del marketing, passando per il mondo delle risorse umane, specialmente nei settori del recruiting e dell’employer branding. Sono appassionata del mondo digitale e di tutte le sue applicazioni, soprattutto le più innovative. Mi occupo della creazione di contenuti per la comunicazione social e di copywriting per contenuti di blog.

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