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OFpassiON: il lato umano della robotica

Giulia D'Innocenti

Il futuro è già qui? Spesso, quando si parla di innovazione, uno degli esempi più evocativi è quello del settore della robotica, proprio perché con le sue caratteristiche ci proietta verso scenari ancora inesplorati.

Un tema che spesso si associa alla robotica ed alle intelligenze artificiali è la relazione con gli umani. Ogni azione umana può essere sostituita da una AI? Come possono interagire queste due dimensioni? Cosa possiamo insegnare ai robot e viceversa loro a noi?

Per rispondere a queste domande abbiamo parlato con Valeria Cagnina e Francesco Baldassarre Founder del progetto OFpassiON. Un percorso di formazione che utilizza la robotica come mezzo per allenare le competenze trasversali, scoprire le proprie passioni e in qualche modo raggiungere la felicità a lungo termine.

Ma come nasce questo progetto?

OFpassiON unisce due anime. Da un lato la precoce passione ed il talento di Valeria nella robotica, che appena quindicenne riesce a raggiungere l’MIT partecipando ad un progetto di divulgazione per i più giovani. Dall’altro l’esperienza di Francesco, tra gli umani, come consulente aziendale nell’ambito di software gestionali.

Dal 2019 questo percorso formativo si pone l’obiettivo, utilizzando tra le altre la tecnica del gioco, di approcciare un tema complesso come quello della robotica. Inizialmente nato per trasferire competenze tecniche sulla costruzione dei robot, ha poi seguito il processo di evoluzione delle esigenze aziendali spostando il focus verso il contesto delle soft skills.

Nella logica di una formazione in continua evoluzione il progetto ha quindi seguito il trend molto attuale che vede le persone come fulcro delle organizzazioni.

Viene a questo punto quasi spontaneo chiedersi, i robot possono trasformare le passioni in competenze?

Lo studio delle intelligenze artificiali insieme alle neuroscienze può essere di grande aiuto per comprendere le attitudini e le passioni personali. Come? Andando ad indagare i processi che si attivano nel cervello umano nel momento in cui approcciamo qualcosa che ci interessa.

Questo set di conoscenze potrebbe essere inoltre un supporto alle persone per sviluppare il grado necessario di apertura mentale e consapevolezza riguardo al fatto che i nostri interessi possono cambiare radicalmente nel corso di una vita.

Tutto questo in parte è già realtà, ma in futuro potrebbe essere uno standard.

Il coding è la base della programmazione e della robotica, ma in un certo senso può aiutare a sviluppare delle competenze trasversali, quali?

Attualmente si sono accesi i riflettori su questo settore e il coding è diventato una moda, ma rimane il fatto che possa veicolare anche molti aspetti legati alle soft skills.

In primis il pensiero laterale, anche se si tratta di una materia fondata su una logica altamente strutturata. Infatti il coding può essere la via verso una maggiore apertura mentale ed un problem solving creativo anche nei contesti quotidiani.

È il mezzo perfetto per imparare a pensare “out of the box”, insieme ovviamente a tutte le hard skills che lo compongono.

Parlando di apertura mentale, quali sono oggi gli ambiti di miglioramento e le principali resistenze al cambiamento in ambito aziendale?

Le resistenze dipendono in gran parte dal “respiro” dell’azienda stessa, se si tratta di realtà internazionali è possibile che siano più aperte alla transizione verso il nuovo mondo, che vede le persone al centro dei processi.

Spesso il problema in Italia è che anche le grandi organizzazioni faticano ad adattarsi a queste dinamiche innovative, perché ancorate a strutture e gerarchie cristallizzate e poco funzionali.

La soluzione sarebbe un cambio radicale delle gerarchie tradizionali, tramite la creazione di contesti nei quali ci sia un confronto trasparente tra vari ruoli e livelli organizzativi. Servirebbe una maggiore capacità d’ascolto, da parte delle aziende, verso le singole risorse per conoscerne gli interessi.

Tutto questo permetterebbe uno sviluppo aziendale esponenziale, perché nel momento in cui le persone hanno la possibilità di esprimersi e fare ciò che gli piace, ognuno riesce a trovare la propria dimensione ed essere felice dentro e fuori il contesto aziendale.

E OFpassiON riesce ad adattare la sua visione innovativa alla complessità aziendale per accompagnare le persone verso il cambiamento?

In transizioni di questo tipo il compromesso ha un ruolo fondamentale, irraggiungibile in mancanza dell’ascolto reciproco. La formazione aziendale è inefficace se basata sui dogmi, piuttosto servono delle strategie tailor-made sui bisogni della singola azienda.

Bisogna quindi porre le condizioni per un incontro a metà strada, che possa conciliare tradizione e innovazione. Ogni tanto può essere utile anche un approccio disruptive, una sorta di terapia d’urto, per guadagnare autorevolezza e trasmettere ispirazione e motivazione ai committenti.

Ma questo può funzionare solamente nel breve termine, per raggiungere obiettivi a lungo termine sono necessari compromessi e capacità d’ascolto.

Se dovessimo identificare le soft skills più utili per raggiungere il 5.0?

Ne potremmo identificare tre.

La creatività, per osservare le situazioni da punti di vista differenti, per mettere in luce elementi di contatto tra ambiti differenti e quindi innovare. In breve, il procedimento opposto del “si è sempre fatto così”.

Questa competenza può essere utile a chi sta cercando la propria strada, il primo lavoro, o magari vorrebbe lanciare una nuova idea imprenditoriale. Ma allo stesso tempo anche per chi ha una carriera già avviata. È fondamentale infatti trarre ogni giorno nuovi spunti dal proprio lavoro, è un’attività che giova sia all’azienda che alle singole persone.

Poi la versatilità, ovvero la capacità di adattarsi ed aggiornarsi, imparando a costruire la propria felicità a lungo termine anche accettando di cambiare radicalmente e… non è mai troppo tardi per farlo!

Infine, ma non per importanza, la consapevolezza e la capacità di analizzare chi siamo, cosa sappiamo e soprattutto quali competenze ancora non abbiamo ma dovremmo apprendere. Quest’ultimo è un tassello fondamentale per essere spendibili al meglio nel mondo del lavoro.

Insomma, anche nei contesti più tech e innovativi le competenze fondamentali continuano ad essere quelle legate agli aspetti tutti umani della relazione, della proattività e dell’autoconsapevolezza.
Probabilmente cambieranno, sempre più velocemente, strumenti e modalità per approfondire questi aspetti, ma l’elemento più importante sarà sempre non smettere di farlo.

Giulia D'Innocenti

Content Creator

Il mio percorso professionale mi ha portato a spaziare dalla psicologia all’ambito della comunicazione e del marketing, passando per il mondo delle risorse umane, specialmente nei settori del recruiting e dell’employer branding. Sono appassionata del mondo digitale e di tutte le sue applicazioni, soprattutto le più innovative. Mi occupo della creazione di contenuti per la comunicazione social e di copywriting per contenuti di blog.

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