Marketing

#parmafoodvalley: il food da commodity a speciality

Stefano Marotta

"il mondo ha più bisogno di un perfetto spaghetto al pomodoro che di un branzino al cioccolato"
``Quanto Basta``, 2018, regia di Francesco Falaschi

Di Parma capitale della cultura 2021 e Città Creativa della Gastronomia , ovvero della eccellenza del territorio di #parmafoodvalley, UNESCO già sapevamo.

Forse è meno conosciuto l'impegno che  questo territorio da storicamente a favore della transizione ecologica  . Lo stimolo  parte con la La Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) nata  nel 2009 , con lo scopo di fare "cultura alta" su sviluppo e nutrizione sostenibile a livello globale . Tra i suoi meriti, quello di aver fatto conoscere nel nostro paese il concetto di impronta ecologica, importandolo dalla Svizzera dove era stato inventato. 

Dalla pasta al pomodoro, restando sulla filiera corta di #parmafoodvalley,  mettiamo a fuoco l'esperienza del brand di Mutti, che partendo dalla sostenibilità e della qualità del prodotto, si è spinta ad una fusione quasi osmotica con il suo stesso territorio di riferimento, attraverso l'identificazione e la valorizzazione di un Purpose già presente in azienda.

"Da innovazione sostenibile a innovazione sensibile, alla ricerca continua di maggiore qualità"
Michele Laterza

L'azienda già da qualche anno produceva un bilancio ambientale che ha tra le sue priorità la riduzione della impronta del carbonio, realizzata , tra l'altro, col quasi azzeramento dell'utilizzo delle plastiche nel ciclo del packaging.

Dallo scorso anno, sotto la spinta della particolare situazione data dal lockdown, Mutti ha deciso di intensificare la sua presenza nel #parmafoodvalley, con una serie di azioni stimolanti nei confronti degli stakeholders: 

nei confronti del supporto al territorio, si è distinta per una donazione all'ospedale di Parma.

Nei confronti dei collaboratori, ha voluto esercitare una funzione di supporto alle famiglie con un aumento delle retribuzioni durante i mesi di lockdown. 

Nei confronti dei suoi 400 fornitori , ha esercitato una funzione di stimolo, mettendoli in competizione non sul prezzo ma sulla qualità del pomodoro, premiando il prodotto con le migliori caratteristiche nutrizionali ed organolettiche con il Pomodorino D'oro.

"Anche grazie a noi, il pomodoro non è più una semplice commodity"
Michele Laterza

E' un modello di food industry che ci piace particolarmente, e che andrebbe proposto con maggiore enfasi al nostro amato mezzogiorno, dove , parlando generalmente, non si riesce sempre a controllare la filiera del pomodoro con molti effetti negativi , tra i quali: mettere i raccoglitori in concorrenza sui prezzi, disincentivandoli  e rendendoli schiavi della gdo  ed dell'industria di trasformazione, sottopagando  a cascata la mano d'opera stagionale ed assoggettandola al caporalato. 

Mutti , che in questo senso potrebbe essere azienda pilota valorizzatrice  del brand del pomodoro per tutto il paese, ha però compiuto un ulteriore passo, con l'obiettivo di rendersi sempre  più riconoscibile e manifestabile all'esterno, ovvero quello di generare un racconto  sulla company stessa, attraverso un audit interno.

I collaboratori sono stati invogliati a comporre un CORPORATE NARRATIVE BOOK,  ed a esternarne i contenuti sui social networks, diventando di fatto brand ambassadors.

"una sorta di Bibbia aziendale e di lettera emozionale, che facesse circolare sia all'interno che all'esterno la strategia e la corporate identity aziendale".

Il management, specularmente, è stato invogliato ad ascoltare senza pregiudizi il racconto dei collaboratori e degli stakeholders,  mettendolo poi a disposizione della community.

La condivisione con l'esterno ha indotto l'azienda ad aprirsi ulteriormente, in un processo dinamico, che ha creato una ulteriore interazione col territorio, ben al di fuori dei confini del #parmafoodvalley.

Una azienda capace di interscambio continuo e crescente col suo territorio, è un modello che ci piace, e molto. E' un modello aperto e dinamico, dagli imprevedibili sviluppi tutti positivi.

E' un modello virtuoso di "continua reiterazione di costruzione", come lo definisce Stefano Saladino, un modello di "movimento" piuttosto che di "istituzione", per dirla con le storiche categorie introdotte da Francesco Alberoni. Un modello in cui le divisioni fisiche tra interno ed esterno dell'azienda, tra azienda e territorio tendono a scomparire, cucite assieme dal Purpose, il filo che unisce.

Stefano Marotta

Intermediario assicurativo

Appassionato di nuove tendenze, amo individuare ed anticipare i trends ascoltando i segnali deboli.

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