Employability

Temporary hero: i benefici del fractional management

Giulia D'Innocenti

Cos’è, o meglio, chi è un temporary o fractional manager? Con questo termine si identificano i manager che hanno scelto di uscire dalla classica rete dirigenziale per fornire consulenza temporanea a piccole e medie imprese, in fase di espansione, in materia di executive management e decision making.

Questa figura svolge un ruolo chiave nel contesto attuale. Infatti le PMI hanno sofferto di un vero e proprio isolamento decisionale durante la pandemia e proprio da quest’ultimo nasce il bisogno di contatto e consulenza per le figure apicali di queste aziende.

Abbiamo analizzato potenzialità e caratteristiche del temporary manager insieme a Luca Genovese, Founder di un’azienda di consulenza direzionale. Centrando subito l’argomento gli abbiamo chiesto

Quali sono le competenze che devono avere oggi i manager e qual è il legame tra managerialità e employability?

La più importante è sicuramente la capacità di combinare e modificare i contesti. Spesso infatti abbiamo timore a cambiare le logiche che abbiamo acquisito, che ci fanno sentire al sicuro, all’interno di una perfetta comfort zone.

Invece questo è proprio il ruolo che ricopre un temporary manager, che porta con sé esperienze differenti, raccolte in vari contesti, che contraddistinguono il valore della sua consulenza. Allo stesso tempo, ovviamente, ogni nuovo contesto per il temporary manager è un’occasione di crescita personale.

Il futuro del manager quindi è “a tempo”?

Il manager per definizione è la figura a più alto rischio se cambiano gli assetti societari o se non si raggiungono gli obiettivi previsti. Il temporary manager, invece, non è una posizione ma una professione con competenze specifiche da mettere a disposizione delle aziende, con modalità differenti e sempre con uno sguardo al futuro.

È una figura che ha bisogno di portare con sé un mix di soft skill: curiosità, desiderio di imparare, propensione al rischio, capacità di uscire dalla comfort zone, intelligenza emotiva oltre ovviamente alle competenze tecniche.

Il temporary manager è funzionale in ambiti specifici o è sistemico in tutti i processi?

Cominciamo con il dire che non si tratta di una soluzione nuova, infatti è una figura che nasce alla fine degli anni ’80 nei paesi anglosassoni e si diffonde poi in Italia tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000.

Inizialmente ricopriva ruoli apicali per sfide specifiche, poi si è cominciato ad impiegare questa figura per determinate aree funzionali (marketing, HR e così via) fino a raggiungere un coinvolgimento sempre più trasversale che ha visto questa professionalità protagonista di processi di change mangement o digital innovation.

Ad oggi sono quindi delle figure a tempo che aiutano le imprese ad analizzare i propri processi da un altro punto di vista. I temporary manager mettono in moto azioni tecnico-relazionali che non sconvolgono la struttura aziendale ma aiutano la crescita del contesto.

Parlavamo prima di competenze trasversali imprescindibili per queste figure…

Sicuramente al primo posto l’intelligenza emotiva. Ovvero la capacità di entrare in sintonia ed empatizzare con i propri interlocutori, è necessaria per creare un clima di fiducia. Il temporary manager infatti deve essere in grado di far riconoscere la propria leadership pur non essendo una figura organica.

Poi la capacità di far crescere le persone. L’obiettivo di queste figure è rendersi inutili il prima possibile. Devono essere divulgatrici di conoscenza, non accentrarla. In modo da orientare costruttivamente la crescita dell’azienda rendendo le persone indipendenti.

In breve un fractional manager non deve mantenere la sua leadership conservando la conoscenza ma diffonderla e creare valore aggiunto per gli altri.

Non in ultimo la gestione dello stress e dei tempi, per reggere le pressioni interne al contesto aziendale mantenendo il self control.

A proposito di soft skill, l’esperienza può rallentare la creatività dei manager?

La creatività è la linfa dei temporary manager, è proprio la voglia di mettersi in gioco che genera innovazione. Ovviamente i contesti dinamici in questo aiutano.

L’impegno a mantenere una vita ricca di sfide rende entusiasti, motivati e aperti a nuovi stimoli.

Volendo afferrare il fulcro di questo tema, qual è il cambio di mindset necessario per passare da permanent a temporary manager?

Serve in primis l’accettazione del rischio e non da meno sono le capacità relazionali e commerciali per la ricerca di committenti.

Ma per capire la differenza possiamo considerare il fractional management come una terza via di affiancamento agli imprenditori, a metà strada tra la dirigenza tradizionale e la consulenza direzionale.
Dalla prima il temporary manger assorbe le deleghe, le responsabilità e le modalità organizzative; dalla seconda la flessibilità e il focus sul raggiungimento degli obiettivi nei tempi definiti.

Il fractional manager fornisce un supporto alla crescita aziendale posizionandosi esattamente a metà tra queste due dimensioni dicotomiche.

E in Italia? quanto è riconosciuta questa professione?

C’è ancora molto lavoro da fare, perché ci sono delle difficoltà. In Italia ci sono ancora aziende con un mindset imprenditoriale inconciliabile con questo tipo di figure, che non sempre sono riconosciute e confuse con i consulenti. Mente invece hanno un ruolo fortemente più insourcing.

Serve quindi lavorare sull’assimilazione di figure come i temporary manager per permettere alle aziende di cambiare velocemente le proprie strutture e strategie, perché la necessità impellente e primaria che ci chiede quest’epoca è il cambiamento continuo!

Giulia D'Innocenti

Content Creator

Il mio percorso professionale mi ha portato a spaziare dalla psicologia all’ambito della comunicazione e del marketing, passando per il mondo delle risorse umane, specialmente nei settori del recruiting e dell’employer branding. Sono appassionata del mondo digitale e di tutte le sue applicazioni, soprattutto le più innovative. Mi occupo della creazione di contenuti per la comunicazione social e di copywriting per contenuti di blog.

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